SALA DELLE ASSE E IL TERREMOTO, UN ANNO DOPO

SALA DELLE ASSE E IL TERREMOTO, UN ANNO DOPO
A un anno dal primo dei terremoti che hanno devastato i paesi dell’Appennino, vi presentiamo il resoconto della ricognizione effettuata il 9 luglio scorso dal nostro presidente Raffaele Casciaro sui luoghi in cui è intervenuta o sta intervenendo Sala delle Asse, cioè Montemonaco, dove abbiamo finanziato la messa in opera delle campane salvate dal sisma, e Cornillo Nuovo, frazione di Amatrice, dove abbiamo adottato la piccola e preziosa chiesa di Sant’Antonio Abate.

Ferragosto 2017: i telegiornali parlano di turisti che affollano i ristoranti-container di Amatrice per testimoniare il loro sostegno al paese ancora in macerie. Intanto il presidente del consiglio ha appena visitato Arquata del Tronto, dove le macerie non sono ancora state rimosse (fig. 1).

Come forse sapete, ho visitato il “cratere” del sisma nel luglio scorso, poco più di un mese fa. La mia destinazione era l’antico borgo di Montemonaco, nel parco dei Monti Sibillini, dove Sala delle Asse, grazie alla generosità di una quarantina di soci, ha fatto tornare a suonare le campane del paese (si rimanda alla notizia riportata dal telegiornale visibile cliccando qui). È stato un momento simbolico, significativo e commovente, che ha coinciso con la riapertura del museo locale, dove hanno trovato ricovero opere rare e preziose recuperate, anche fortunosamente, dalle chiese danneggiate del circondario (figg. 2-3).

L’edificio del museo, l’ex chiesa di San Biagio, restaurato nel 2007 con criteri antisismici, ha retto a tutte le scosse, comprese quelle che hanno reso inagibili molte case del paese, a dimostrazione che SI PUO’ contrastare il terremoto. Montemonaco ora si stringe intorno al suo museo, davanti al quale è stato montato l’ingegnoso campanile di metallo da cui risuonano quattro delle campane salvate dai monumenti crollati e pericolanti (figg. 4-5): sono attualmente le uniche campane attive di tutto il territorio comunale e il loro rintocco segna le ore, il mattutino e il vespro per il paese e per tutte le frazioni a cui arriva il suono. Siamo orgogliosi di aver supportato questa operazione e ringraziamo i Musei Sistini del Piceno, alla cui rete appartiene  il museo di Montemonaco, la loro solerte direttrice, Paola Di Girolami, per averci coinvolto, dandoci la possibilità di veder concretizzato in pochissimo tempo il nostro desiderio di fare qualcosa, di non assistere passivamente alla cancellazione di tanta storia, cultura, arte e fede. E grazie anche per aver voluto riconoscere a Sala delle Asse il contributo versato, con una targa che riporta il nostro logo e i nomi di chi ha donato (fig. 6).

La riapertura del museo e l’inaugurazione del nuovo campanile avvenivano nel pomeriggio del 9 luglio, quando per la prima volta dopo i quattro terremoti che hanno colpito la zona tra agosto e gennaio (per non parlare dell’interminabile sciame sismico), si è rivista la gente del paese riunita per una occasione festosa.

Prima di raggiungere Montemonaco, ho voluto visitare Amatrice, o meglio avvicinarmi al suo centro storico massacrato, che è ancora inaccessibile, circondato da transenne che fanno da cornice a cumoli enormi di macerie non ancora rimosse (figg. 7-8).

Lo scenario della città distrutta e delle sue “ville”, le numerose frazioni disseminate in quel territorio bellissimo, è catastrofico (fig. 9.-10).

Non si può non avere un sentimento leopardiano verso questa natura bella e matrigna: la cornice magnifica delle montagne verdissime, le vette dei Sibillini (fig. 11), le vallate, contro la tragedia delle case sventrate, dei borghi e dei castelli sbriciolati, del senso di morte e abbandono che aleggia ovunque.

Ma più ancora indigna che un anno dopo le macerie siano ancora tali, che così poco sia stato fatto. La gente viene ancora tenuta lontana dalle proprie case, ad Amatrice non sono ancora accessibili i piani terra delle abitazioni, spesso integri sotto i detriti dei piani superiori.

E in tutto questo, i monumenti sono l’ultimo pensiero delle amministrazioni centrali e periferiche. Certo: prima vengono le case (e ancora ne mancano…) e i servizi essenziali. Ma cosa ne sarà di quei borghi senza i loro monumenti, senza quel tessuto storico che ne costituiva l’identità? Chi e perché dovrebbe in futuro tornare a visitare quei luoghi? L’Italia, che ha visto rinascere Tuscania, la Valnerina, Assisi e Fabriano (per citare luoghi colpiti da terremoti negli ultimi 45 anni), ora sembra inerte e rassegnata.

Vengo al dunque. Nell’ottobre scorso la nostra associazione, grazie a contributi di molti di noi, ha messo da parte poco più di 10.000 euro per interventi di messa in sicurezza di un monumento di Amatrice. Si individuò la chiesa di Sant’Antonio Abate di Cornillo Nuovo, frazione di Amatrice e il suo campanile a vela, una struttura gotica quattrocentesca pericolante dopo la scossa del 24 agosto 2016. La chiesetta, piccola e preziosa, si trova nel cuore del paesino, che è stato quasi del tutto evacuato ma che ha mantenuto la sua fisionomia, sebbene alcuni edifici dovranno essere demoliti per ragioni di sicurezza.

Visitare Cornillo Nuovo è stata un’esperienza ambivalente: da un lato un senso di sconforto per il vuoto spettrale del paese; dall’altro il constatare che vie, piazzette, scalinate, cortili esistono ancora e reclamano aiuto (fig. 12). Tutto questo in uno scenario naturale di rara bellezza.

Dall’ottobre scorso, forse anche sull’onda del nostro interessamento, la chiesa, che all’interno è in gran parte affrescata, ha ricevuto qualche piccola attenzione: i due piani alti del campanile sono stati smontati pezzo per pezzo, ricoverando le pietre originali sul fianco esterno della chiesa, mentre la parte più bassa è stata messa in sicurezza (fig. 13), purtroppo i puntelli sulla facciata sono stati sistemati solo dopo la scossa di gennaio 2017, che ha fatto crollare l’antico portico (fig. 14).

Tuttavia l’interno, con i suoi affreschi rinascimentali di Dionisio Cappelli, è ancora sostanzialmente integro (fig. 15).

Dalla mia ricognizione, confortata dalla presenza di Mario Ciaralli, presidente dell’associazione culturale “Cola dell’Amatrice” (fig. 16), ho dedotto che ora l’intervento più urgente sarebbe la sistemazione delle tegole smosse del tetto. Si tratta di una messa in sicurezza che comporterebbe l’impiego di una modesta parte della cifra da noi accantonata e che in questo momento sarebbe di vitale importanza per l’edificio.

Ci stiamo adoperando per capire come poter avviare questo intervento e come pagarlo direttamente, evitando di far confluire il nostro contributo nel calderone del Comune di Amatrice, soffocato dalla burocrazia.

Vi terremo aggiornati.

Con gli auguri di un sereno proseguimento delle vacanze, vi mando i miei più cari saluti e il mio sentito ringraziamento per il vostro sostegno

Raffaele Casciaro